
Dott. matteo giannelli
Chirurgo addominale
“Un chirurgo è come un sarto, confeziona per il suo paziente un abito su misura da indossare tutta la vita”
CHI SONO
Dott. Matteo Giannelli
Laureato con lode in Medicina e Chirurgia a Firenze nel 2003 e specializzato in Chirurgia Generale nel 2009, sono Dirigente Medico presso l’Ospedale S. Iacopo di Pistoia. Mi occupo di chirurgia generale addominale con focus sui difetti di parete (ernie e diastasi), coordinando percorsi dedicati e promuovendo tecniche innovative attraverso congressi e pubblicazioni scientifiche.

Chirurgia dei difetti di parete
La riparazione dei difetti di parete, termine con il quale si è soliti indicare sia le ernie che i laparoceli, rappresenta una parte della chirurgia generale che negli ultimi 20-30 anni si è notevolmente evoluta e diversificata, grazie allo studio di nuovi materiali ed alla messa a punto di tante tecniche chirurgiche diverse, alcune delle quali molto complesse.
Oggi, pertanto, il chirurgo, che si dedica al trattamento della patologia erniaria, ha non soltanto la necessità di conoscere i vari tipi di ernie e laparoceli che possono svilupparsi a livello della parete addominale, ma deve padroneggiare molte tecniche chirurgiche differenti, conoscere che tipo di materiali richiedono e, cosa ancor più importante, essere in grado di valutare in quali pazienti è più opportuno adottare le une e gli altri.
Il perfezionamento continuo di questa branca della chirurgia generale e l’aumentata complessità degli interventi hanno reso nel tempo sempre più difficile per il chirurgo acquisire e mantenere il know-how necessario ad affrontare nel modo corretto tutti i casi trattati. Ecco, quindi, che in molte unità operative, compresa quella in cui svolgo la mia attività, gli interventi per la riparazione dei difetti di parete, ad eccezione dei casi più semplici, sono eseguiti da professionisti che si sono nel tempo dedicati in modo specifico a questo tipo di chirurgia.
Una chirurgia “su misura”
Uno degli aspetti che maggiormente impegna, soprattutto in fase preoperatoria, il chirurgo “di parete” (gli anglosassoni lo chiamano Abdominal Wall Surgeon), è proprio la necessità di identificare il tipo di intervento più appropriato in base alla varietà di ernia da trattare ed alle caratteristiche del paziente che si trova di fronte, alle sue abitudini di vita, ai problemi di salute da cui è affetto e ai rischi in cui potrebbe di conseguenza incorrere se sottoposto ad un’operazione.
Per questo motivo il lavoro del chirurgo di parete viene spesso paragonato a quello di un sarto; perché proprio come un sarto deve essere in grado di “prendere le misure” del paziente nel modo più preciso possibile e di “cucirgli” addosso un vestito comodo, l’intervento chirurgico, che lo accompagnerà per il resto della vita. Per questo ci piace parlare di “tailored surgery”, una chirurgia, appunto, “su misura”.

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Ernie e laparoceli
Ernie, laparoceli e diastasi sono indicate spesso indistintamente con i termini “difetti di parete” o “patologia erniaria”. Si tratta di affezioni che interessano la parete addominale, un complesso intreccio di strutture muscolari, tendinee ed ossee che contiene, protegge e coadiuva il funzionamento di importanti apparati come quello digerente, respiratorio o locomotore. Sono caratterizzate dall’ indebolimento (nel caso della diastasi) o dalla formazione di vere e proprie aperture (nelle ernie e nei laparoceli) in zone più o meno ampie della parete addominale. Queste patologie, che si presentano spesso con sintomi lievi come fastidio o rigonfiamenti visibili, tendono spesso a peggiorare nel tempo, con un potenziale importante deterioramento della qualità di vita e rischio di complicanze anche gravi. Il trattamento chirurgico, che deve essere necessariamente calibrato sul paziente, prevede tecniche consolidate, spesso mininvasive, mirate al rinforzo della parete addominale e alla prevenzione delle recidive, anche mediante l’utilizzo di reti protesiche biocompatibili.
L’ernia ombelicale è una fuoriuscita di tessuto o visceri attraverso un’ apertura (porta erniaria) della parete addominale che si sviluppa a livello ombelicale. Durante la gravidanza attraverso l’ombelico passa il cordone ombelicale; Dopo la nascita in questa zona si sviluppa una cicatrice che rimane più debole rispetto al resto della parete addominale e proprio per questo nel suo contesto si può sviluppare un’ernia.
È la separazione anomala dei muscoli retti dell’addome, normalmente uniti dalla linea alba. Si parla di diastasi quando la distanza tra i muscoli supera i 2 cm. È più frequente nelle donne, soprattutto dopo i 50 anni.
Si tratta di ernie che si sviluppano nella parte centrale dell’addome, lungo la linea alba, un punto naturale di debolezza situato tra i muscoli retti. Sono spesso di piccole dimensioni e si manifestano il più delle volte come rigonfiamenti molli sopra l’ombelico, scambiati spesso per lipomi.
Le ernie inguinale e crurale sono due tipi distinti di ernia che si sviluppano in sedi dell’addome molto vicine tra loro e vengono, per praticità, spesso indicate insieme con il nome di ernia inguino-crurale.
Il laparocele è un’ernia che si forma in corrispondenza di una cicatrice chirurgica. Dopo un intervento, infatti, il tessuto di riparazione che si sviluppa nel punto in cui è avvenuta l’incisione chirurgica ha proprietà elastiche e di resistenza inferiori al tessuto originale; Questo pone le basi per la formazione dell’ernia incisionale.
È definita un’ernia rara in quanto condizione meno comune rispetto ad altre ernie, ma non per questo da sottovalutare. Si sviluppa nella parte anteriore e laterale dell’addome, in corrispondenza del margine del muscolo retto, in un punto di naturale debolezza anatomica. Colpisce soprattutto la porzione inferiore dell’addome, tra l’ombelico e il pube.
Si definiscono ernie rare alcuni tipi di ernie che hanno un’incidenza (il numero di nuovi casi ogni anno all’interno di una popolazione) molto bassa.
Chirurgia addominale
La chirurgia addominale si occupa di patologie che interessano organi contenuti all’interno dell’addome (intestino, stomaco, fegato ecc). Tra quelle più comunemente presenti nei reparti di chirurgia troviamo affezioni quali la malattia diverticolare, i tumori del grosso intestino, la calcolosi della colecisti o l’appendicite acuta. Sono condizioni, alcune di facile gestione, altre potenzialmente molto complesse da trattare, che richiedono tutte un inquadramento accurato e un trattamento chirurgico mirato. L’obiettivo è sempre quello di offrire al paziente un approccio efficace, sicuro e rispettoso della qualità della vita.
La malattia diverticolare, o diverticolosi, è una condizione molto comune presente in circa il 60% delle persone sopra i 70 anni. Colpisce il colon o grosso intestino e consiste nella formazione di piccole estroflessioni (diverticolari) nella parete intestinale, normalmente liscia. La diverticolosi è solitamente asintomatica e viene scoperta solo in caso di complicanze. Quando i diverticoli si infettano e si infiammano, si parla invece di diverticolite.
Il tumore del colon-retto è una delle neoplasie più comuni sia nell’uomo (dopo il tumore della prostata) che nella donna (dopo il tumore del seno). Colpisce l’intestino crasso ( grosso intestino), formato da cieco, colon e retto.
Si definisce calcolosi della colecisti la presenza di calcoli biliari (formazioni solide) all’interno della colecisti, un piccolo organo che immagazzina la bile prodotta dal fegato. È una condizione molto frequente, soprattutto nelle donne dopo i 40 anni.
Chirurgia ambulatoriale
La chirurgia cosiddetta “ambulatoriale” comprende interventi di piccola entità che possono essere eseguiti senza necessità di un ricovero vero e proprio. Il trattamento chirurgico in regime ambulatoriale viene comunemente riservato, tra le altre, a patologie quali lipomi, cisti sebacee e unghie incarnite: condizioni benigne ma spesso fastidiose, che possono essere risolte in modo rapido ed efficace con tempi di recupero brevi.
Il lipoma è un tumore benigno del tessuto adiposo, spesso sottocutaneo, che si presenta come una massa morbida e a crescita lenta.
Di solito è asintomatica, ma può risultare fastidiosa; se si infetta diventa dolente e può evolvere in un ascesso.
L’unghia incarnita, o onicocriptosi, è una condizione dolorosa (che colpisce più frequentemente l’alluce) nella quale l’unghia penetra nei tessuti laterali del dito, causando infiammazione e talvolta infezione.

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