Calcolosi della colecisti
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Calcolosi della colecisti in breve
Si definisce calcolosi della colecisti la presenza di calcoli biliari (formazioni solide) all’interno della colecisti, un piccolo organo che immagazzina la bile prodotta dal fegato. È una condizione molto frequente, soprattutto nelle donne dopo i 40 anni.
Perché si sviluppa?
I principali fattori di rischio sono rappresentati da Obesità, dieta ricca di grassi animali, gravidanza, digiuno prolungato, malattie emolitiche (es. talassemia). Anche la familiarità ( ad esempio ipercolesterolemia familiare) e la genetica possono contribuire alla sua insorgenza.
Quali sono i sintomi?
Si tratta il più delle volte di una condizione asintomatica asintomatica. I sintomi, quando presenti, sono di solito rappresentati da
Coliche biliari
Dispepsia (difficoltà digestiva)
Sapore amaro in bocca
Dolore in ipocondrio destro
Come si esegue la diagnosi?
Un’attenta valutazione clinica permette di sospettare la presenza di una calcolosi della colecisti, la cui effettiva esistenza deve necessariamente essere confermata attraverso esami strumentali quali:
TC addome: poco utile, salvo casi particolari
Ecografia addome: rappresenta l’esame principale, quello più frequentemente utilizzato
Colangio-RM: se si sospettano complicanze
Quali sono le possibili complicanze?
Le principali complicanze sono rappresentate da:
Pancreatite: infiammazione del pancreas causata da ostruzione dei dotti biliari; può essere grave.
Colica biliare: dolore acuto, di solito post-prandiale, causato da ostruzione del dotto cistico.
Colecistite: infiammazione acuta/infezione della colecisti, può dare febbre e ittero.
Calcolosi della via biliare principale (VBP): calcoli che migrano fuori dalla colecisti, causano ittero, urine scure e feci chiare.
Quali sono i trattamenti disponibili?
Conservativo
Indicato in caso di calcolosi asintomatica, in soggetti a rischio non elevato di sviluppare complicanze. Si basa principalmente su:
- Dieta povera di grassi
- Farmaci come l’acido ursodesossicolico
Possono essere utili valutazioni periodiche dell’ evoluzione della calcolosi
Chirurgico – Colecistectomia
Indicata in caso di calcoli sintomatici o complicanze. Le tecniche chirurgiche disponibili sono principalmente 2:
Laparotomica (a cielo aperto): usata in casi complessi.
Mini-invasiva (laparoscopica): meno dolorosa, permette una più rapida ripresa.
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Cos’è la calcolosi della colecisti
La litiasi biliare, comunemente conosciuta come calcolosi della colecisti è una patologia molto comune, più frequente nelle donne dopo i 40 anni, che interessa la colecisti.

La colecisti o cistifellea è un piccolo organo sacciforme adeso al fegato, un importante componente dell’apparato gastroenterico che ha, tra altre funzioni anche il compito di produrre la bile, una sostanza che si mescola ai grassi che sono stati ingeriti con il pasto, li emulsiona e li rende più facilmente assorbibili dai villi della superficie intestinale. La bile prodotta dal fegato è trasportata all’intestino da una conduttura di grandi dimensioni che prende il nome di via biliare principale. La colecisti è connessa alla via biliare attraverso un piccolo condotto denominato dotto cistico.
Nel periodo che intercorre tra i pasti, durante il quale la presenza di bile nel lume intestinale non è richiesta, la colecisti funge da serbatoio ed al suo interno si accumula una certa quantità di questa sostanza, che viene riversata nella via biliare al momento del bisogno. La colecisti è infatti provvista di fibre muscolari che contraendosi spremono nella via biliare la sostanza in essa contenuta.
La bile è di norma un liquido limpido, viscoso, di color verdastro. In condizioni normali è privo di residui solidi. Ci sono tuttavia delle condizioni patologiche nelle quali, nella bile, si possono sviluppare aggregati solidi, di dimensioni variabili da pochi mm ad alcuni centimetri, che prendono il nome di calcoli biliari. Non di rado insieme o al posto dei calcoli possono essere presenti numerosissimi aggregati microscopici, simili a sabbia, che prendono pertanto il nome di sabbia o fango biliare

I calcoli biliari sono prevalentemente di 3 tipi:
Calcoli di colesterolo: rappresentano la maggior parte dei calcoli della colecisti, sono causati da un eccesso di colesterolo all’interno della bile o da una riduzione dei sali biliari, che impediscono la precipitazione del colesterolo. Hanno un aspetto chiaro e sono di consistenza dura.
Calcoli pigmentati: Caratterizzati dal colore bruno. Devono il loro aspetto alla presenza di bilirubinato di calcio.
Calcoli misti
Fattori predisponenti
Tra i fattori che maggiormente influenzano lo sviluppo della calcolosi della colecisti vanno ricordati l’obesità ed una dieta ricca di grassi animali. La gravidanza, il digiuno prolungato o malattie che comportano una frequente emolisi (distruzione dei globuli rossi) come la sferocitosi o la talassemia sono altre condizioni che facilitano lo sviluppo dei calcoli.
Un altro importante fattore da citare è la familiarità. Molto frequentemente, infatti, pazienti affetti da questa patologia riferiscono di parenti stretti già sottoposti a terapia per il medesimo problema.
SINTOMATOLOGIA
Nella maggior parte dei casi la calcolosi della colecisti è del tutto asintomatica. Questo fa sì che, frequentemente, il paziente scopra di esserne portatore durante accertamenti radiologici eseguiti per altro motivo o in occasione di fenomeni acuti determinati da una complicanza della calcolosi presente.
Dispepsia (senso di difficoltosa digestione), sapore amaro in bocca, “pesantezza di stomaco” e malessere generale sono spesso gli unici sintomi riferiti da pazienti portatori di calcolosi della colecisti.
Diagnosi
La presenza della calcolosi della colecisti può essere supposta sulla base dei sintomi riferiti dal paziente (dispepsia, dolore/fastidio saltuario in ipocondrio dx, bocca amara, ecc…). In molti casi l’esame obiettivo dell’addome, in assenza di un processo infiammatorio in atto, non permette di ottenere molte informazioni in più. Diverso è il caso in cui il paziente si presenta al medico con una colica biliare o una colecistite in atto.
In queste situazioni spesso il medico, palpando l’addome, riesce a formulare una diagnosi attendibile.
Sia che il quadro clinico del paziente sia difficile da interpretare, sia che i suoi sintomi siano molto evidenti, la diagnosi di calcolosi della colecisti non può tuttavia prescindere da una indagine strumentale che, nella maggior parte dei casi, è eseguita mediante un’ecografia dell’addome superiore.
Ecografia
E’ l’esame di scelta per lo studio della calcolosi della colecisti. In mani esperte è in grado di valutare la presenza di calcoli e di definirne numero e dimensioni. Con questo tipo di esame è inoltre possibile confermare il sospetto clinico di una colecistite, prendendo in esame lo spessore delle pareti dell’ organo, la presenza di edema o di liquido circostante. Molto frequentemente la diagnosi ecografica di calcolosi della colecisti è posta in pazienti asintomatici che si sottopongono all’esame per altri motivi medici.

TC addome
E’ un esame che di norma non viene utilizzato per lo studio della calcolosi biliare, per il fatto che i calcoli, molto frequentemente, non sono visibili ai raggi X . Si ricorre all’utilizzo della Tomografia Computerizzata (TC) quando si ha il sospetto che il paziente possa avere una patologia di altra natura ma con sintomi simili a quelli della calcolosi colecistica.
Colangio RM
E’ un esame approfondito, eseguito con risonanza magnetica (RM) che viene utilizzato quando si ha il sospetto che uno o più calcoli siano migrati fuori dalla cistifellea, creando i presupposti per lo sviluppo di complicanze importanti (ittero, pancreatite). Permette di studiare con precisione la via biliare e di riconoscere dei calcoli o dei restringimenti lungo il suo decorso. È l’esame che di norma viene effettuato prima di eseguire una ERCP.

Complicanze
Purtroppo, nonostante la presenza dei calcoli sia spesso asintomatica, non di meno essa espone il paziente a complicanze, alcune delle quali potenzialmente letali.

Colica biliare: Si tratta di un episodio doloroso, di durata variabile, durante il quale, in modo “altalenante”, il dolore aumenta fino a raggiungere un’acme e successivamente tende ad affievolirsi, per poi intensificarsi nuovamente. Il dolore è localizzato nella regione dell’ipocondrio destro, al sotto dell’arcata costale, può coinvolgere le aree circostanti ed irradiarsi posteriormente, tanto da essere messo in diagnosi differenziale con la colica renale.
Nella maggior parte dei casi il dolore è scatenato dall’ostruzione della via di efflusso della bile, causata da un calcolo o da fango biliare. A breve distanza di tempo (indicativamente 60 min ) da un pasto contenente grassi il contenuto gastrico viene riversato nell’intestino e la colecisti inizia a contrarsi per favorire l’afflusso di bile e l’assimilazione dei grassi. L’ostruzione del dotto cistico o della via biliare determina contrazioni sempre più violente della cistifellea, nel tentativo di superare l’ostacolo, che rendono ragione della sintomatologia dolorosa.
La colica biliare spesso ha una risoluzione spontanea. A volte richiede l’utilizzo di farmaci analgesici (prevalentemente FANS come ibuprofene o ketorolac), meno indicato l’utilizzo di farmaci antispastici come il buscopan.
Colecistite: è un processo infiammatorio ed infettivo che coinvolge le pareti della colecisti.
• Sintomi: Il sintomo più comune è rappresentato dal dolore in regione sottocostale (ipocondrio) destra, che può avere o meno le caratteristiche della colica. La colecistite può in alcuni casi presentare sintomatologia dolorosa sfumata e in alcune tipologie di pazienti, (obesi, diabetici) il dolore può perfino essere del tutto assente. Questo, spesso, rischia di ritardare la diagnosi. Oltre al dolore possono presentarsi febbre, ittero (colorito giallastro della pelle dovuto ad una ritenzione di bilirubina), nausea.
• Diagnosi: La diagnosi di colecistite è nella maggior parte dei casi ecografica. L’ecografista è in grado, oltre alla presenza dei calcoli, di riconoscere la presenza di ispessimento ed edema delle pareti della colecisti, spesso associati alla presenza di liquido infiammatorio circostante.
Trattamento: Il trattamento richiede, in prima battuta, il ricorso ad un periodo di restrizione alimentare, fino al digiuno ed una terapia antibiotica. Se la sintomatologia non tende a regredire può essere indicato il ricorso in urgenza ad un intervento chirurgico di colecistectomia.

Nelle immagini 2 momenti dell’intervento in un quadro di colecistite in fase avanzata, come è facile notare le pareti dell’organo sono completamente distrutte dal processo flogistico/infettivo.Purtroppo, nonostante la presenza dei calcoli sia spesso asintomatica, non di meno essa espone il paziente a complicanze, alcune delle quali potenzialmente letali.
Calcolosi della via biliare principale: dovuta alla migrazione di un calcolo al di là della cistifellea e del dotto cistico, fino a raggiungere il condotto che mette in comunicazione intestino e fegato denominato via biliare principale (VBP). Questa situazione può essere potenzialmente molto pericolosa perché, se il calcolo riesce ad ostruire completamente la via biliare, la bile, invece di scaricarsi nell’intestino, ristagna a monte dell’ostruzione, viene riassorbita dal sistema circolatorio e l’aumento dei suoi livelli nel circolo sanguigno fa assumere il caratteristico colorito giallastro alle sclere ed alla pelle del paziente (ittero).
• Sintomi: Ittero, colorito giallo della cute e delle sclere. Inoltre, l’aumento del livello di bile nel circolo sanguigno determina un aumento della sua escrezione con le urine che appaiono pertanto più colorate (ipercromiche), fino ad assumere il caratteristico color marsala. Al contrario le feci si fanno via via più chiare, biancastre fino ad assumere un colore simile a quello dell’argilla (feci acoliche).

• Diagnosi: La diagnosi può essere eseguita con l’ecografia, in grado di riconoscere, non sempre, sia la presenza di un calcolo penetrato nella via biliare sia la dilatazione di questo condotto a monte dell’ostruzione. Nella maggior parte dei casi la diagnosi definitiva viene tuttavia eseguita ricorrendo ad un esame denominato colangio RMN, che sfrutta, appunto, la risonanza magnetica.

• Trattamento: Quando la presenza di calcolosi della VBP è accertata viene eseguita, nella maggior parte dei casi, da parte di un medico endoscopista dedicato, una procedura detta ERCP (colangiopancreatografia endoscopica retrograda), con la quale si inserisce dalla bocca uno strumento che attraversa esofago e stomaco, raggiunge il duodeno, risale lungo la via biliare ed estrae il o i calcoli in essa presenti. L’ERCP è una manovra di norma propedeutica all’ asportazione chirurgica della colecisti, in alcuni casi tuttavia le 2 procedure, quella chirurgica e quella endoscopica, possono essere eseguite simultaneamente.
Pancreatite
È probabilmente la complicanza più temibile della calcolosi della colecisti e quella potenzialmente a rischio di esiti peggiori, tra i quali, purtroppo, anche l’exitus del paziente.
Consiste, come dice la parola, nell’infiammazione del pancreas, una grossa ghiandola che ha, tra le sue funzioni, anche quella di produrre enzimi digestivi (lipasi e amilasi) che aiutano l’intestino nel processo di assorbimento dei cibi.

Questi enzimi raggiungono il lume intestinale attraverso un condotto detto dotto di Wirsung che condivide la sua porzione terminale con la via biliare principale.
Alla base dell’ insorgenza della pancreatite c’è l’incuneamento di un calcolo nella porzione finale della via biliare principale dove quest’ultima condivide il suo tragitto con il dotto di Wirsung.
L’ostruzione del dotto pancreatico determina un ristagno degli enzimi pancreatici all’interno della ghiandola che li ha prodotti. Questa condizione può innescare un processo di autodigestione che comporta la necrosi del tessuto e lo sviluppo della pancreatite.
• Sintomi: il sintomo principale è rappresentato dal dolore addominale, localizzato ai quadranti superocentrali dell’addome ed irradiato in alcuni casi al dorso con una distribuzione orizzontale detta “a barra”. Al dolore può associarsi febbre, nausea, vomito, più raramente comparsa di irritazione peritoneale.
• Diagnosi: viene sospettata sulla base dei sintomi lamentati dal paziente. Agli esami ematici di norma si riscontra, oltre ad un aumento degli indici di flogosi e dei leucociti, anche un aumento dei livelli in circolo di enzimi pancreatici (amilasi e lipasi), testimonianza della avvenuta distruzione delle cellule pancreatiche e la conseguente liberazione del loro contenuto. L’esame di scelta per la diagnosi di pancreatite è rappresentato dalla TC addome con mezzo di contrasto. L’ecografia, al contrario, è molto meno indicata per la sua difficoltà nel visualizzare buona parte del pancreas.
• Terapia: nella migliore delle ipotesi è medica e conservativa. Per fortuna il processo flogistico nella maggior parte dei casi tende ad autolimitarsi e nel giro di qualche giorno si ha una scomparsa della sintomatologia, una normalizzazione degli esami ematici ed una “restitutio ad integrum” del tessuto pancreatico. Nei casi più gravi, se all’infiammazione del tessuto pancreatico si soprammette una infezione batterica e si sviluppano aree necrotiche ascessualizzate, può essere necessario il ricorso a ripetuti interventi chirurgici per asportare il materiale infetto.
Terapia
Trattamento Conservativo
È indicato quando i calcoli della colecisti sono sintomatici. In questi casi al paziente viene raccomandata una dieta povera di grassi, limitando ad esempio il consumo di fritti, insaccati, latticini, uova ed intingoli vari. È possibile fare ricorso a sostanze che limitano l’ulteriore formazione di calcoli come l’acido ursodesossicolico.
Trattamento chirurgico
Consiste nell’ asportazione completa della cistifellea. Dopo aver preparato e sezionato l’arteria che irrora l’organo (arteria cistica) e il dotto che permette la fuoriuscita della bile (dotto cistico) si procede a staccare la colecisti dalla porzione di fegato in cui è alloggiata (letto colecistico).

L’intervento termina con l’estrazione della colecisti e la sutura degli accessi chirurgici o della laparotomia (in caso di intervento a cielo aperto). Se la situazione lo richiede può essere posizionato un drenaggio nella zona in cui è stato eseguito l’intervento.
Spesso i pazienti domandano se fosse possibile togliere i calcoli e lasciare la colecisti al proprio posto. La risposta è NO e i motivi sono molteplici:
• I calcoli si formano per condizioni metaboliche anomale che determinerebbero, dopo l’intervento, la formazione di altri calcoli.
• La procedura della sola asportazione dei calcoli sarebbe teoricamente possibile ma di fatto molto rischiosa, anche in assenza di infiammazione, in considerazione dell’estrema delicatezza delle pareti dell’organo.
• Salvo casi sporadici, l’intervento di colecistectomia è ben tollerato dall’organismo ed il paziente, dopo un breve periodi di adattamento non lamenta alcun fastidio
Quando operare
Nella maggior parte dei casi l’indicazione all’intervento di colecistectomia è posta in presenza di calcolosi sintomatica. Spesso il paziente che viene indirizzato all’intervento chirurgico è incorso in episodi di coliche o in problemi più gravi come colecistiti o pancreatiti che hanno richiesto un’ospedalizzazione. In queste ultime situazioni può essere indicato eseguire l’intervento a distanza di 30-40 giorni dalla risoluzione dell’episodio acuto oppure può rendersi necessario un intervento chirurgico urgente da effettuarsi durante il periodo di ricovero ospedaliero
Percorso Chirurgico
1. Il paziente esegue una valutazione chirurgica specialistica ambulatoriale durante la quale si conferma la diagnosi della patologia e si pone indicazione ad intervento chirurgico.
2. Il paziente viene inserito in lista di attesa per essere sottoposto all’intervento, gli viene consegnato un documento informativo che descrive la procedura chirurgica ed i rischi ad essa associati. Insieme a questo viene consegnato un documento (consenso informato) con il quale il paziente si dichiara disposto a sottoporsi all’intervento proposto. Il consenso deve essere firmato dopo aver preso visione del materiale informativo consegnato e dopo che il medico ha risposto in modo esaustivo ad eventuali chiarimenti richiesti.
3. Dopo un periodo di attesa il paziente entra nella fase di preospedalizzazione che prevede l’esecuzione di esami ematici, EGC e valutazione anestesiologica, salvo necessità di approfondimenti ulteriori.
4. Il paziente viene avvisato della data dell’intervento con almeno 7 giorni di anticipo.
5. L’intervento viene eseguito nel corso della mattina o nel primo pomeriggio.
6. Salvo casi particolari il paziente viene dimesso il giorno successivo all’intervento chirurgico, riceve una lettera di dimissione con le indicazioni su come comportarsi nel periodo postoperatorio, le indicazioni e le ricette per i farmaci da assumere e l’appuntamento per eseguire una valutazione clinica postoperatoria.
7. A distanza di tempo generalmente variabile tra 5 e 10 giorni il paziente accede nuovamente all’ambulatorio chirurgico, il medico valuta il decorso postoperatorio, se necessario rimuove le suture chirurgiche e decide la necessità ed il timing di eventuali controlli successivi.
Tecniche chirurgiche
Le tecniche chirurgiche per eseguire l’intervento di colecistectomia sono 2 : quella miniinvasiva, la più utilizzata e quella laparotomica, oggi riservata solo a casi particolari.

Tecnica miniinvasiva
È la tecnica oggi comunemente utilizzata per l’intervento di colecistectomia. Viene condotta attraverso l’esecuzione di 3 o 4 piccole incisioni chirurgiche (normalmente comprese tra 5 e 10 mm).

Vantaggi

- Le piccole incisioni chirurgiche ed il minor trauma subito dalla parete addominale esitano in un minor dolore postoperatorio, che rende l’intervento meglio tollerato e permette una più rapida ripresa delle normali attività quotidiane.
- Praticare piccole incisioni e non esporre ampiamente i tessuti all’ambiente esterno riduce il rischio di infezioni, soprattutto in pazienti obesi, diabetici o con abbassamento delle difese immunitarie.
- In alcuni casi è possibile associare all’intervento di asportazione della colecisti altre procedure chirurgiche come un’ernioplastica inguinale o un’appendicectomia senza necessità di ricorrere ad ulteriori incisioni significative.
Svantaggi
- In condizioni difficili, a causa delle limitazioni fisiche imposte dagli strumenti utilizzati, si ha una maggior difficoltà ad esporre le strutture e dominare i sanguinamenti.
Controindicazioni
• Presenza di importanti sindromi aderenziali, derivate il più delle volte da ripetuti pregressi interventi chirurgici addominali subiti dal paziente
• Quadri infiammatori acuti di grado avanzato o condizioni anatomiche anomale che rendono difficile il riconoscimento e l’isolamento delle strutture anatomiche, con un conseguente aumento del rischio di danno iatrogeno.
• Patologie associate che controindicano l’insufflazione di gas (CO2) all’interno dell’addome, indispensabile per creare una camera di lavoro adeguata all’esecuzione dell’intervento. Tra queste una grave insufficienza cardiaca o respiratoria.
Tecnica laparotomica
Prevede una laparotomia ovvero un’incisione che permette l’accesso alla cavità addominale di circa 10-15 cm, eseguita nella maggior parte dei casi in regione sottocostale destra. La procedura prevede gli stessi passaggi della tecnica miniinvasiva, al termine viene posizionato quasi sempre un drenaggio intraddominale.

Vantaggi
La possibilità di inserire le proprie mani all’interno dell’addome permette una maggior sicurezza in condizioni di lavoro critiche, come nel caso di processi flogistici avanzati, sanguinamento cospicuo, difficoltà a riconoscere le strutture anatomiche.
Svantaggi
• Sono procedure che determinano un maggior trauma tissutale e come tali possono comportare maggior dolore postoperatorio, rischio aumentato di sanguinamento e di sviluppo di ernie incisionali (laparoceli).
• La maggior esposizione dei tessuti all’ambiente esterno determina un maggior rischio per lo sviluppo di infezioni del sito chirurgico.
• Il paziente necessita di norma di un periodo di tempo maggiore per riprendersi dall’intervento ed una ospedalizzazione più lunga.
• Nonostante un’incisione ampia, in pazienti obesi o in cui la colecisti è posta al di sotto dell’arcata costale, la visione e la possibilità di manipolare manualmente le strutture possono essere paradossalmente più limitate di quanto lo siano eseguendo l’intervento con tecnica miniinvasiva
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