Diastasi addominale
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Diastasi addominale in breve
È la separazione anomala dei muscoli retti dell’addome, normalmente uniti dalla linea alba. Si parla di diastasi quando la distanza tra i muscoli supera i 2 cm. È più frequente nelle donne, soprattutto dopo i 50 anni.
Come si sviluppa?
Spesso è determinata da condizioni che aumentano la pressione intraddominale o che indeboliscono la linea alba quali:
- Gravidanza: sia per lo stiramento meccanico della linea alba che per l’aumento della pressione interna.
- Obesità: aumenta costantemente la pressione intraaddominale.
- Invecchiamento: i cambiamenti ormonali e tissutali legati all’età rendono la linea alba meno resistente e meno elastica.
Quali sintomi provoca?
I sintomi sono pressoché assenti quando la diastasi ha dimensioni contenute, è tuttavia apprezzabile un rigonfiamento nella porzione centrale dell’addome.
Nel caso in cui la diastasi aumenti di dimensioni possono comparire:
- Mal di schiena e affaticamento lombare
- Problemi posturali, difficoltà a sollevare pesi o tenere in braccio un bambino
- Gonfiore, difficoltà digestive e stitichezza
- incontinenza
- Inoltre spesso la diastasi è associata a ernie addominali, addome pendulo o prolasso degli organi pelvici (utero, vescica, retto).
Come si esegue la diagnosi di diastasi?
Con una semplice manovra è possibile eseguire un’ autovalutazione. In posizione supina si flettono leggermente le gambe. Si preme con la mano in corrispondenza dell’ombelico con le dita disposte trasversalmente. In presenza di diastasi le dita affondano in addome senza difficoltà e si riesce ad apprezzare i margini dei muscoli retti con le superfici laterali delle dita.
Nel sospetto di diastasi è sempre opportuno eseguire una visita specialistica. Il medico, dopo aver esaminato la paziente, deciderà se è opportuno eseguire accertamenti radiologici come ecografia o TC Addome
Si può curare?
Certamente. Le alternative terapeutiche sono principalmente 2:
- Fisioterapia: utile nei casi lievi o come supporto alla chirurgia. Aiuta a rinforzare i muscoli senza peggiorare la diastasi.
- Chirurgia: è l’unico trattamento risolutivo nei casi gravi, soprattutto se ci sono sintomi importanti o ernie associate.
Come viene eseguito l’intervento?
L’intervento può essere eseguito con tecnica “open” (prevede un’ incisione sovrapubica ed il riavvicinamento dei muscoli retti oltre, di norma, ad un’ addominoplastica o miniaddominoplastica) o mini-invasiva (attraverso piccole incisioni chirurgiche di pochi mm). In entrambe le tecniche è previsto di norma il posizionamento di una protesi (rete) con lo scopo di rinforzare la riparazione eseguita. In casi selezionati si può utilizzare anche la tossina botulinica prima dell’intervento, per rilassare i muscoli laterali e facilitare la riparazione.
Dopo l’intervento posso avere altre gravidanze?
In previsione di future gravidanze è raccomandabile eseguire l’intervento di riparazione della diastasi dopo la nascita dell’ultimo figlio. Non ci sono tuttavia ad oggi controindicazioni assolute ad eseguire l’intervento in donne in età fertile né ci sono controindicazioni assolute, per donne già sottoposte ad intervento, a portare a termine una gravidanza. E’ in ogni caso consigliabile, in entrambe le circostanze, discutere la situazione con il proprio specialista di riferimento.
Se ho una diastasi posso curarmi attraverso il SSN?
Per accedere all’intervento tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), è necessaria la presenza di un’ernia. Attualmente non è riconosciuto l’intervento per la presenza della sola diastasi.
Trovare il punto di ascolto più comodo per voi è semplice: il Dottore riceve a Firenze e Pistoia, a breve distanza da Montecatini, Empoli, Prato e Lucca.
Cos’è la Diastasi addominale
Colpisce più tipicamente il sesso femminile in prevalenza dopo i 50 anni.
I retti dell’addome sono una coppia di muscoli, comunemente detti “addominali”, situati al centro dell’addome, che in condizioni normali decorrono uniti da una struttura fibrosa che prende il nome di linea alba. Con il termine di diastasi dei muscoli retti si indica una condizione nella quale queste 2 strutture si allontanano eccessivamente l’una dall’altra.

La linea alba, che li unisce, ha infatti una larghezza in condizioni normali inferiore ai 2 cm. Al di sopra di questa distanza si inizia a parlare di diastasi.
La diastasi può interessare la linea mediana per tutta la sua lunghezza o essere limitata solamente ad una porzione di essa. Di più comune riscontro è uno slargamento della linea alba compresa dalla regione ombelicale a quella xifoidea.
Fattori predisponenti
Gravidanza
Una delle situazioni nelle quali assistiamo più frequentemente alla comparsa della diastasi è la gravidanza. Durante il periodo di gestazione il progressivo aumento di dimensioni del feto fa sì che tutte le strutture muscolo aponeurotiche che formano la parete addominale subiscano uno stiramento, allo scopo di aumentare lo spazio a disposizione per l’utero in progressivo accrescimento.

Durante questo processo si assiste pertanto anche al progressivo assottigliamento e slargamento della linea alba e la formazione di una diastasi fisiologica (perché normalmente contemplata nello svolgersi della gravidanza). In condizioni normali, dopo il parto, la linea alba tende progressivamente (in un periodo di tempo molto variabile) a riacquisire le proprie caratteristiche. Tuttavia, non di rado, questo processo non si verifica o lo fa solo in parte e si assiste ad una persistenza più o meno accentuata della diastasi.
Il motivo per cui ciò si verifica non è ancora del tutto noto; si considerano fattori predisponenti le gravidanze multiple, l’età avanzata e la presenza di anomalie del collagene.
Obesità
L’obesità è un’altra situazione tipica nella quale si sviluppa la diastasi dei mm retti, probabilmente legata sia all’aumento del volume e della pressione nella cavità addominale a causa dell’incremento del grasso in essa contenuta (obesità viscerale), sia ad alterazioni nella struttura del tessuto connettivo di questi pazienti che ne rende più facile il cedimento.
Patologie del collagene
Con questo termine si indicano tutte quelle patologie (sono molte, più o meno gravi) nelle quali il tessuto connettivo si presenta più lasso del normale e con maggior tendenza alla rottura ed allo stiramento; tessuto connettivo che costituisce anche la linea alba.
La classificazione

La EHS (European Ernia Society) classifica la diastasi in base all’associazione con una pregressa gravidanza o con l’obesità. Prende inoltre in considerazione la presenza o meno di un’ernia ombelicale o epigastrica associata e la distanza tra i 2 muscoli retti.
Patologie associate
Ernia
La presenza di diastasi dei muscoli retti si associa non di rado alla patologia erniaria propriamente detta. Questo si verifica perché in presenza della diastasi la parete addominale di presenta particolarmente assottigliata e debole soprattutto in corrispondenza della cicatrice ombelicale.

E’ facile pertanto che a lungo andare si crei una fessura in questa sede che nel tempo aumenta di dimensione e determina una protrusione all’esterno della parete del contenuto addominale; inizialmente fuoriesce tessuto adiposo (grasso) e man mano che la porta erniaria si ingrandisce protrudono all’esterno anche gli organi contenuti in addome, primo fra tutti l’intestino.
Più frequentemente le ernie associate alla diastasi sono di 2 tipi: ombelicali, che, come suddetto si sviluppano nella sede della cicatrice ombelicale ed ernie della linea alba, che possono originarsi in aree di debolezza presenti in qualsiasi punto della linea mediana tra l’osso xifoide e l’ombelico
Addome pendulo
Spesso, soprattutto nelle pazienti che hanno avuto 2 o più gravidanze, alla presenza di diastasi dei muscoli retti si associa anche un cedimento della cute e del tessuto adiposo che rivestono l’addome. Anche in questo caso i tessuti che hanno subito uno stretching intenso durante la gravidanza non sono in grado di riacquisire la loro originaria conformazione.

Si forma pertanto un sopravanzo più o meno importante di tessuto cutaneo ed adiposo che in posizione ortostatica ( stando in piedi) , per gravità, “scivola in basso” e tende a disporsi nelle zone declivi dell’addome. A questo eccesso di tessuto viene dato il nome di addome pendulo.
Prolasso rettale, uterino e vescicale
Gli stessi fattori che comportano lo sviluppo della diastasi e di ernie della linea alba possono contribuire all’indebolimento e al cedimento del pavimento pelvico che perde la sua capacità di trattenere e sospendere gli organi ad esso ancorati, che a loro volta tendono pertanto a prolassare all’esterno. Le strutture tipicamente coinvolte da questo fenomeno sono l’ano-retto, l’utero e la vescica. La sintomatologia è prevalentemente legata al senso di ingombro a livello inguinale ed all’incapacità o difficoltà a trattenere l’urina e/o le feci (incontinenza urinaria o fecale).
Tra le strutture che subiscono un’alterazione ed una distrazione c’è anche il pavimento pelvico, si tratta di un complesso insieme di muscoli tendini e legamenti che forma il pavimento della cavità addominale e contribuisce pertanto in modo significativo a contenere e sostenere parte dei visceri in essa contenuti primi fra tutti l’intestino retto, la vescica e nella donna l’utero.
Sintomatologia
I sintomi legati alla presenza di diastasi dei muscoli retti sono molto eterogenei e possono presentarsi con intensità variabile. Grossolanamente possono essere divisi in sintomi che sono strettamente legati alla presenza della diastasi e sintomi che sono invece riconducibili alle patologie ad essa associate sopra descritte (es ernia, prolasso, addome pendulo,..ecc).
I pazienti, soprattutto le pazienti portatori di diastasi devono i loro disturbi al fatto che l’eccessiva distanza tra i muscoli retti può alterare significativamente la fisiologia della parete addominale.
La parete addominale è oggi considerata come un vero e proprio organo che oltre alla mera funzione di contenimento dei visceri prende attivamente parte allo svolgimento di molte funzioni del nostro organismo, coadiuvando l’attività di diversi apparati (locomotore, respiratorio, digerente,..ecc). La parete addominale contribuisce pertanto al mantenimento della stazione eretta, alla deambulazione, alla capacità di sollevare carichi, alla respirazione, alla digestione. È pertanto frequente che i pazienti affetti da diastasi lamentino:
- Affanno
- Mal di schiena
- Affaticamento nella regione lombare
- Difficoltà ad alzarsi dal divano
- Difficoltà a tenere in braccio un bambino
- Gonfiore addominale
- Stipsi
Diagnosi
La diagnosi di diastasi dei muscoli retti è semplice
Autovalutazione
Consente di verificare per proprio conto in modo abbastanza attendibile l’esistenza del problema.
In posizione supina si flettono leggermente le gambe. Si preme con la mano in corrispondenza dell’ombelico con le dita disposte trasversalmente. In presenza di diastasi le dita affondano in addome senza difficoltà e si riesce ad apprezzare i margini dei muscoli retti con le superfici laterali delle dita. La diastasi può ritenersi significativa se lo spazio tra i due muscoli è in grado di ospitare almeno 2-3 dita.

Un’altra prova che può essere fatta, sempre partendo dalla posizione supina, consiste nel contrarre gli addominali e sollevare leggermente le gambe mantenendole distese. In presenza di diastasi si sviluppa sull’addome una sorta di rigonfiamento allungato.

Esame clinico
Una corretta diagnosi passa necessariamente attraverso la valutazione clinica da parte di un medico competente, a maggior ragione nell’ipotesi di un trattamento chirurgico. Durante la valutazione clinica il medico oltre ad effettuare un accurato esame obiettivo, raccoglie una dettagliata anamnesi (le informazioni riguardanti cioè la storia della paziente ed i suoi sintomi), allo scopo di valutare l’entità della patologia ed il corretto iter terapeutico da adottare.
Valutazione strumentale
A completamento dell’esame clinico di norma i pazienti sono sottoposti ad una valutazione strumentale eseguita nella maggior parte dei casi mediante ecografia. Questo permette al medico di stabilire con esattezza l’entità della diastasi, la sua estensione in senso longitudinale e la presenza o meno di ernie associate. Può accadere che l’ecografia sia difficilmente eseguibile per le condizioni del paziente o che si renda necessario ampliare l’indagine per escludere la coesistenza di altre patologie. In questi casi è possibile ricorrere ad ulteriore approfondimento mediante l’esecuzione di una TC addome, di solito senza mezzo di contrasto.
TERAPIA
Il trattamento della diastasi è multidisciplinare e richiede pertanto figure professionali e competenze diverse. Questo sia perché la correzione dell’anomalia anatomica che il controllo del corteo sintomatologico vengono affrontati da punti di vista differenti, sia perché come prima accennato alla diastasi possono essere associati altri disturbi riguardanti prevalentemente la fisiologia del pavimento pelvico.

Fisioterapia
Può essere utilizzata sia come trattamento principale, nei casi che non necessitano di una correzione chirurgica, che come trattamento coadiuvante l’intervento chirurgico.
Nel PO di Pistoia il fisioterapista prende in carico la paziente su indicazione del Chirurgo dopo l’effettuazione di una valutazione clinica.
Vengono eseguite alcune sedute nelle quali si insegnano esercizi volti a rinforzare la muscolatura addominale senza aumentare la pressione al suo interno contenendo la tendenza dei muscoli retti ad allontanarsi l’uno dall’altro.
Nel caso in cui la paziente sia stata sottoposta ad un intervento chirurgico, al termine di un adeguato periodo di convalescenza, solitamente compreso tar 30 e 60 giorni e previa rivalutazione clinica da parte del chirurgo, la paziente viene nuovamente affidata al Fisioterapista per eseguire un ciclo di riabilitazione postoperatoria.
Chirurgia
Rappresenta l’unico strumento oggi a nostra disposizione per correggere una diastasi significativa sia da un punto di vista sia anatomico che funzionale.

trattamento chirurgico
Indicazioni
Le due principali indicazioni al trattamento chirurgico sono la presenza di una sintomatologia invalidante oppure di un’ernia della parete addominale associata alla diastasi. Attualmente (ottobre 2026) il SSN riconosce il diritto ad eseguire un intervento di questo tipo in una struttura pubblica solo in presenza di una patologia erniaria concomitante.
Percorso chirurgico c/o SSN
• La paziente esegue una valutazione da un Chirurgo. Se il medico che esegue la valutazione non si occupa nello specifico di patologia erniaria la paziente viene inviata a valutazione di secondo livello da parte di un Medico Specialista nel trattamento dei difetti di parete (patologia erniaria)
• Nel caso si riscontrino indicazioni al trattamento chirurgico la paziente viene inserita in lista di attesa per essere sottoposta all’intervento, viene consegnato un documento informativo che descrive la procedura chirurgica ed i rischi ad essa associati. Insieme a questo viene consegnato un documento (consenso informato) con il quale il paziente si dichiara disposto a sottoporsi all’intervento proposto . Il consenso deve essere firmato dopo aver preso visione del materiale informativo consegnato e dopo che il medico ha risposto in modo esaustivo ad eventuali chiarimenti richiesti.
• Il medico segnala il nominativo della paziente al Fisioterapista che la contatta per sottoporla ad alcune sedute a scopo educativo e preparatorio all’intervento.
• In caso di presenza di sovrappeso/obesità la paziente viene indirizzata ad un percorso di dimagrimento che in alcuni casi può coinvolgere anche l’equipe che si occupa della patologia bariatrica
• Dopo un periodo di attesa, attualmente non inferiore a 24 mesi (in assenza di criteri di urgenza), la paziente entra nella fase di preospedalizzazione che prevede l’esecuzione di esame ematici, EGC e valutazione anestesiologica salvo necessità di approfondimenti ulteriori.
• In casi selezionati, se, il chirurgo lo reputa indicato, dopo aver eseguito gli esami di preospedalizzazione, di norma in un periodo che precede di 30-60 giorni l’intervento chirurgico, alcune pazienti vengono sottoposte ad infiltrazione dei mm addominali con tossina botulinica.
• La paziente viene avvisata della data dell’intervento con almeno 7 giorni di anticipo.
Si presenta in ospedale al mattino presto munita di una/due pancere da indossare nel periodo postoperatorio. La pancera deve avere un’altezza non inferiore ai 20 cm (più alta in caso di maggiore corporatura), deve essere di misura adeguata selezionata in base alla circonferenza dell’addome.

• L’intervento viene eseguito nel corso della mattina o nel primo pomeriggio, la durata del ricovero dipende dal tipo di trattamento chirurgico eseguito.
• Dopo un periodo di tempo variabile di norma tra 2 e 7 giorni la paziente viene dimessa, riceve una lettera di dimissione con le indicazioni su come comportarsi nel periodo postoperatorio, le indicazioni e le ricette per i farmaci da assumere e l’appuntamento per eseguire una valutazione clinica postoperatoria.
• A distanza di tempo generalmente variabile tra 5 e 10 giorni la paziente accede nuovamente all’ambulatorio chirurgico, il medico valuta il decorso postoperatorio, se necessario rimuove le suture chirurgiche e decide la necessità ed il timing di controlli successivi.
• La valutazione postoperatoria definitiva viene eseguita tra 30 e 60 giorni dall’intervento chirurgico. Il medico valuta se prolungare il periodo di convalescenza, l’indicazione ad abbandonare l’uso della pancera e la possibilità di iniziare il percorso di riabilitazione postoperatoria, in tal caso comunica il nominativo al Fisioterapista che la prenderà in carico nei modi e tempi opportuni.
Tossina botulinica
La tossina botulinica viene utilizzata quando il chirurgo ritiene che la procedura che intende adottare durante l’operazione di riavvicinare tra loro i muscoli retti sia eccessivamente ostacolata dalla contrazione dei muscoli larghi dell’addome. In questo caso può decidere propedeuticamente all’intervento di infiltrare i muscoli con tossina botulinica che ne riduce la contrazione e li rilassa per un periodo di tempo variabile tra 3 e 6 mesi. Questo permette di eseguire l’intervento in maggiore sicurezza e garantisce una minor tensione sulla riparazione chirurgica nell’immediato periodo postoperatorio.
Tecniche chirurgiche
Il trattamento chirurgico della diastasi dei muscoli retti è un capitolo molto importante, difficile da trattare senza entrare nel merito di dettagli tecnici complessi e poco comprensibili per i non addetti ai lavori. Cercherò pertanto di essere quanto più sintetico e chiaro possibile.
Le protesi:
Le tecniche chirurgiche con cui riparare la diastasi possono distinguersi in 2 grandi gruppi, protesiche e non protesiche a seconda che l’operazione di riavvicinamento dei muscoli retti sia o meno rinforzata dal posizionamento di una “protesi”, comunemente detta “rete” che ha lo scopo di rendere la cucitura dei muscoli più solida, riducendo il rischio che l’ernia e/o la diastasi si riformino (recidiva erniaria).
La tendenza attuale tra i chirurghi generali è quella di prediligere una riparazione protesica, soprattutto di fronte a diastasi particolarmente ampie o associate ad ernia ombelicale
Un’altra importante divisione che può essere fatta nell’ambito della tecnica separa le procedure cosiddette “open” (aperte) da quelle “miniinvasive” (chiuse)
Open
Prevedono una ampia incisione che viene effettuata in senso trasversale a livello sovrapubico.
Sono interventi necessari quando oltre alla presenza di diastasi e/o ernia è presente anche una sovrabbondanza di cute, molto comune soprattutto dopo 2 o 3 gravidanze, che deve di necessità essere asportata se si desidera ridurre il rischi di sieromi e ottenere un risultato esteticamente soddisfacente
L’incisione viene realizzata circa alla stessa altezza del “taglio cesareo”, in questo modo risulterà pressoché invisibile perché nascosta dagli slip.
A partire da questo punto si esegue un ampio scollamento del tessuto cutaneo e sottocutaneo. Si procede poi al riaccivinamento dei muscoli retti, si posiziona una protesi e si effettua una miniaddominoplastica (il più delle volte) o una addominoplastica vera e propria.
Tecniche miniinvasive
Molte di loro (non tutte) permettono di eseguire la stessa riparazione sopra descritta senza la necessità di praticare ampie incisioni in pazienti che non necessitano però dell’asportazione di tessuto in eccesso. Si effetuano piccole incisioni non superiori a 1-2 cm in posizioni variabili a seconda della tecnica presa in considerazione.
MISAR, THT, TESAR, e-TEP: procedure condividono con la riparazione open il fatto di posizionare la protesi immediatamente al di sotto dei muscoli retti, strettamente a contatto con essi, garantendone un’ottima adesione ed integrazione.
LAP-t, IPOM: sono tecniche miniinvasive nelle quali la protesi viene posizionata in una sede più profonda rispetto alle precedenti, all’interno dell’addome. In questo caso le protesi utilizzate devono essere dotate di un particolare rivestimento che ne impedisca l’adesione ai visceri intraaddominali.
SCOLA: la tecnica in questo caso prevede di posizionare la protesi in sede più superficiale: tra il tessuto sottocutaneo ed i muscoli retti.
Non esiste attualmente una tecnica che si sia dimostrata univocamente superiore alle altre in termini di efficacia di trattamento, percentuale di complicanze e recidiva a distanza.
Ogni chirurgo tende sempre a prediligere alcune tecniche piuttosto che altre, sulla base del proprio percorso formativo, delle proprie attitudini e della propria filosofia di approccio al paziente. Informazioni tutte che devono essere trasmesse e condivise con i propri assistiti.
Un chirurgo esperto nel trattamento dei difetti di parete deve essere in grado di selezionare l’intervento più adatto, tenendo in considerazione il tipo di diastasi, le condizioni della paziente ed il risultato desiderato. Per fare questo è indispensabile padroneggiare più di una tecnica chirurgica ed essere capace di eseguire all’occorrenza l’intervento sia con procedura open che miniinvasiva.
Follow up
Salvo casi particolari, dopo l’ultima valutazione postoperatoria (a circa 30-60 giorni di tempo dall’intervento) la paziente viene sottoposta a successivi controlli di norma a 6 mesi e ad un anno dall’intervento chirurgico.
Nel caso in cui, durante la rivalutazione clinica, emergano dubbi diagnostici, il medico può procedere con la richiesta di indagini di approfondimento diagnostico come ECO addome o TC addome.
Eseguiamo interventi di ricostruzione addominale personalizzati per tutti i pazienti residenti nelle zone di Prato, Lucca, Montecatini ed Empoli che desiderano affidarsi agli specialisti di Pistoia e Firenze.
Caso clinico
Caso clinico 1
Giovane donna, pregresse gravidanze, affetta da ernia ombelicale associata a marcata diastasi dei mm retti con modesto addome pendulo, calcolosi della colecisti.
L’intervento è consistito in una colecistectomia laparoscopica associata a riparazione dell’ernia, correzione della diastasi, posizionamento di una protesi retromuscolare e miniaddominoplastica.
Prima


Dopo


Caso clinico 2
Giovane donna, pregressa gravidanza. Affetta da ernia della linea alba associata a marcata diastasi dei mm retti e lieve addome pendulo. Sottoposta ad intervento di correzione dell’ernia e della diastasi e rinforzo della parete con protesi retromuscolare. L’intervento è stato eseguito con incisione sovrapubica che ha permesso al termine della procedura di eseguire l’asportazione della cute e sottocute in eccesso.
Prima


Dopo



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